#LEPROFESSIONISTE – ANNALISA intervista Rosanna: Mamma Gemella, psicologa del lavoro

Buongiorno care MammeGemelle! Vi state sciogliendo dal caldo in città? Siete già in riva al mare a correre dietro ai vostri NaniGemelli? Bene! In entrambi i casi sono sicura che riuscirete a godervi la lettura di questo post ;)!

Oggi ho scelto di portare avanti il tema della maternità e il mondo del lavoro, iniziato il mese scorso grazie al contributo del mio collega Paolo Lanciani stavolta però da una prospettiva nuovamente diversa: ho intervistato una MammaGemellaAnch’io un po’ speciale. Per questo motivo, prima di entrare nel vivo dell’intervista, comincio proprio con il ringraziare ROSANNA GALLO, la nostra protagonista, per la sua completa disponibilità e per la sua sincerità. Rosanna Gallo è una donna, una professionista e una mamma di due splendide ragazze Chiara e Monica di quasi vent’anni. Amministratrice unica di Eu-tròpia s.r.l., è Psicologa del lavoro, specializzata in Lavoro e Organizzazione e Benessere organizzativo. In particolare, uno dei progetti a cui Rosanna tiene di più è Moms@work: un progetto rivolto alle aziende per affrontare in modo strutturato ed organico il tema della diversity, con un particolare focus sulla genitorialità al lavoro. Ciò che maggiormente mi ha colpito di lei sono state la sua determinazione e il suo entusiasmo, trasmessomi in tutto quello che raccontava. Non erano solo le sue parole, ma il suo sguardo e tutta la sua gestualità emanavano energia pura…Bando alle chiacchiere ora… con molto piacere ve la faccio conoscere!

Come hai reagito quando hai scoperto di aspettare dei gemelli?

Ho pianto dalla gioia! Era un grande desiderio, sapevo che c’era la possibilità di una gravidanza gemellare e con il lavoro che facevo e che faccio non potevo permettermi due maternità, avrei perso tutti i clienti! Ho sempre sperato di avere due figli in un colpo solo, mi sono sempre detta che eventualmente uno lo avrei fatto e uno lo avrei adottato. Anche perchè ho sempre pensato che un figlio unico non lo volevo assolutamente. Quindi desideravo che fossero due, anche in contemporanea, per tenersi compagnia, visto che sia io sia mio marito eravamo spesso in giro per lavoro.

Le tue figlie sono gemelle omozigote o eterozigote? A che settimana sono nate?

Sono eterozigote e sono nate alla 38 esima settimana.

Come è stata e come hai vissuto la tua gravidanza?

E’ stata una gravidanza felicissima! Sono stata benissimo, le persone attorno erano attratte da com’ero felice e sorridente, ho preso l’aereo fino alla fine del settimo mese. Poi sono arrivate a settembre! Quando sono nate, una pesava due chili e mezzo, era bellissima, quelle bimbe da pubblicità della Chicco e tutti la prendevano in braccio, l’altra era bruttina! Pesava due chili ed è stata nella culla termica, però è stata anche quella che si è attaccata al seno prima, ha ciucciato in velocità e ha recuperato nel giro di poco più di una settimana.

Allattamento naturale, misto o artificiale?

Allattamento naturale, durato solo tre mesi sebbene avessi tanto latte. Allattavo ogni quattro ore. Poi ho ripreso a lavorare, anzi ho utilizzato le vacanze di natale per lo svezzamento.

Hai avuto aiuti?

Sì, avevo aiuti. Ho aspettato tanto per avere figli, ho aspettato i 38 anni e ho rischiato di non averne ma volevo essere sicura, nel momento in cui avrei avuto bimbi, di potermi e dovermi occupare solo di loro e non di faccende domestiche. Per fortuna quando le mie figlie sono nate avevo la possibilità di mantenere aiuti in casa e baby sitter.

Cosa ti ha regalato e cosa ti ha tolto la maternità?

 Mi ha regalato il senso della vita, mi ha regalato la possibilità di riscattarmi anche da cose che nella mia infanzia non avevo avuto. E’ come se fossi rinata, rinata come più piaceva. Mi ha regalato gioie, commozioni, momenti terrificanti quando si facevano male. Mi hanno tolto un po’ di vita ogni volta che mi chiamava la scuola per avvisarmi che era successo qualcosa! Mi ha tolto un po’ di divertimenti che ho recuperato dai loro quindici anni. Mi ha tolto molte ore di sonno! Ma ho fatto tutto con estremo piacere.

Durante la gravidanza hai utilizzato prodotti di bellezza o ti sei sottoposta a dei trattamenti estetici? Se sì Quali?

Ho usato Rilastil con molta attenzione, sono stata fortunata perché ho preso 13 chili e ne ho persi 14. Non ricordo se ho fatto massaggi, in quel periodo lavoravo tanto. La pancia era grande, si vedevano anche le testoline muoversi, ma non ho preso nemmeno una smagliatura.

Qual era il tuo look da pancia?

Un look molto colorato e allegro, fiorito. Avevo molti apprezzamenti anche per strada da donne e uomini. Era anche più difficile vestirsi a quei tempi. Non nascondevo la mia pancia, mi piaceva mostrarla e ciò si notava, ho dei ricordi bellissimi di quel periodo.

Come gestisci la tua quotidianità tra figli e lavoro? Che messaggio vorresti lanciare visto che siamo un blog di mamme rispetto al tema maternità e del lavoro? Cosa hai notato in questi anni nel modo di lavorare delle donne e delle mamme?

Sono stata molto aiutata dall’accordo che c’è e che c’era sugli aspetti educativi con mio marito, su come educare le nostre figlie. Loro hanno visto il nostro accordo e ne hanno giovato. Abbiamo dato due regole ferree ma sul resto erano molto libere di essere come volevano. Non le abbiamo mai chiamate “le gemelle”, hanno due caratteri diversi, le abbiamo sempre vestite in modo diverso, non le abbiamo mai omologate e anche a scuola le abbiamo sempre separate. Hanno fatto insieme solo il nido.

Io sono laureata prima di tutto in Pedagogia e solo dopo ho conseguito anche il titolo in Psicologia. Avevo studiato approfonditamente le ricerche effettuate sui gemelli, sulla natura e la cultura dei gemelli. Ho fatto di tutto e mi sono impegnata perchè avessero la loro unicità e perchè non fossero sempre confrontate o omologate. Loro invece qualche volta si sono divertite molto a fare le gemelle! Le regole sono due, come dicevo: la prima di non fare mai del male a se stesse e agli altri, di rispettare se stesse in toto; l’altra riguarda la libertà: “Avrete tanta libertà quanta responsabilità saprete dimostrare, più sarete responsabili più avrete libertà”.

Hanno sempre reagito con assertività alla vita. Ho fatto anche un “esperimento” alla Piaget, visti i miei studi, anche se non ho mai voluto fare la psicologa delle mie figlie. Ho lavorato molto sul loro sviluppo emotivo, forse pensando ad una mia mancanza del passato: ho cercato di insegnargli a esprimere e riconoscere le loro emozioni, nominandole e rinforzando positivamente tutte le cose belle che riuscivano a fare. Sono state molto di aiuto anche alle loro compagne. Abbiamo sempre voluto che loro fossero libere di dirci tutto quello che desideravano, non abbiamo mai dovuto controllarle!

Passando al tema lavoro e maternità, posso dire che anche secondo numerose ricerche il costo del lavoro della maternità nelle aziende è un costo di organizzazione e di fiducia: se le mamme riescono ad avere un rapporto di fiducia con il datore di lavoro, potranno e sapranno organizzarsi bene e al meglio. Se una mamma lavora con soddisfazione, produce delle figlie molto più orientate all’autonomia, all’indipendenza, orientate positivamente al mondo del lavoro. Credo che sia importante lavorare e non mollare.

Ci sono ovviamente dei momenti difficili come i primi tre anni dei bambini in cui ci si sente spesso in colpa. Io stessa mi sentivo in colpa: avevo paura che dicessero “mamma” alla baby sitter e che iniziassero a camminare mentre io non c’ero. Non è successo nulla di tutto questo! Erano in grado distinguere tra me e la baby sitter e quando tornavo dal lavoro, scendevano dalle braccia della baby sitter e correvano in braccio a me; le loro prime parole, i loro primi passi, li hanno fatti con me e con il papà. Probabilmente ci tenevano anche a farmi vedere i loro progressi.

Hanno vissuto molto con un solo genitore, eravamo presenti entrambi solo nel week end, e nonostante questo siamo riusciti a garantire una presenza costante, c’era un’interscambiabilità di ruoli. Anche se con i gemelli è difficile, sono sempre due e sono cresciute in fretta! Credo sia stato importante anche farle crescere con tanti amici e tanti ragazzi della loro età, infatti siamo diventati amici dei genitori dei loro amici e dei loro compagni di scuola. Avevamo costituito una piccola comunità! Organizzavamo molte attività e abbiamo sempre cercato di mantenere gli spazi per noi come coppia. Sul lavoro è importante essere in grado e avere il coraggio di chiedere aiuto, non si può sempre fare tutto perfetto. Sfinirsi non giova a nessuno. Credo sia importante esplicitare e mostrare il bisogno e l’esigenza di un sostegno, imparando a negoziare con il capo e con i colleghi questo periodo di maternità per poterlo gestire al meglio. Adesso le aziende sono un po’ più aperte, vi è un po’ più di sensibilità rispetto a questi temi. C’è ancora molto da fare comunque. Insegnando all’università mi rendo conto che le ragazze sono sempre molto brillanti, e così anche nel lavoro poi capita che dopo i trentacinque anni ce le perdiamo e questo è gravissimo per tutti, per le donne e per il paese. Però credo che essere più assertive e negoziare siano le caratteristiche più importanti che una mamma sul lavoro debba avere. Il doppio ruolo pesa, ma è anche un valore, s’impara tanto dall’uno e dall’altro: le competenze che si hanno in un ruolo sono trasferibili anche nell’altro e tendenzialmente tutti notano una maggior determinazione nella donna, più coerenza, più coraggio, si nota maggior capacità di organizzazione, di essere capaci di dare priorità alle situazioni, di focalizzazione.

Quindi non mollate mai il lavoro se potete!

Sono stufa di non vedere donne nei ruoli chiave delle aziende, ce le perdiamo per strada e ciò succede per due motivi principali: il primo è che a volte sono le donne che si auto ritirano. Noi promuoviamo questi incontri per il progetto moms@work in cui spesso le donne ci dicono che non ce la fanno. Come disse una delle mie bambine: “Mamma se tu sei felice, noi siamo felici”. Quindi una mamma insoddisfatta rischia davvero di impoverirsi e di intristirsi. L’altro motivo è che il top management parla maschile, il linguaggio è maschile, si dimenticano delle donne, come se fosse un Country Club maschile. Se non siamo noi a esprimere la nostra leadership, non lo faranno certo gli altri per noi.

Il tuo compagno? Che ruolo ha nella gestione delle vostre figlie?

Non volevo figli perché avevo un’idea di maschio e di padre non attento. Ho convissuto per molto tempo con lui finché non ho capito che poteva essere pronto, finché non ho capito che anche lui poteva essere co-autore della genitorialità. E poi si è dimostrato più bravo da me! Si gestiva pannolini e pappe con molta naturalezza. Ci siamo divisi molto i compiti, ancora oggi ci sosteniamo a vicenda nella gestione di Chiara e Monica.

Se avessi potuto rivolgere una domanda a una delle nostre professioniste (Annalisa, psicoterapeuta e Caterina, puericultrice) cosa avresti domandato? E ora cosa chiederesti?

La domanda che avrei fatto a una psicologa ai tempi in cui sono nate le bimbe, sarebbe stata questa: cosa fare per prevenire la depressione post parto? Alla puericultrice avrei chiesto di insegnarmi le cose pratiche, anche quelle più banali. Io non sapevo proprio come tenere in mano le mie bambine, come cambiare il pannolino (parlo soprattutto della gestione domestica) o come spiegare anche i sintomi in casi di malattie. In questo momento storico, ad una psicologa chiederei e suggerirei di focalizzarsi sul ruolo del papà: a volte i papà non riescono a fare i papà. Spesso le mamme assumono tutti i codici sia quello materno sia quello paterno e non lasciano lo spazio emotivo e cognitivo ai padri per partecipare alla crescita dei figli.

Che consiglio daresti alle altre mamme di gemelli?

Un consiglio per tutte le mamme, non solo per quelle dei gemelli è di non aver pudore di dire quanto li amiamo, cercare di esprimere desideri e bisogni, comunicare chiaramente ed esplicitare ciò che si prova. Non lasciarsi prendere dal perfezionismo! E’ meglio avere un letto disfatto, ma riuscire a giocare con i propri figli e dedicare loro del tempo di qualità. Non isolarsi, parlare con altre mamme, e soprattutto pretendere rispetto per questo ruolo. E’ un ruolo da valorizzare e non da nascondere. Siate mamme colorate e sorridenti! Una mamma anche al lavoro è utilissima, con tutte le sue competenze, con il suo calore. E non mollate il lavoro! In ultimo, non aderire a modelli suggeriti dai media, dai nonni o da chiunque altro, ma seguire i propri modelli.

GRAZIE ROSANNA!

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Annalisa

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